Molto spesso ho scritto storie riguardanti i cognomi, partendo da una ricorrenza o prendendo spunto da
fatti i cui protagonisti erano nostri antenati. È risaputo che da alcuni decenni a questa
parte io mi sia appassionato ai cognomi, ai nomi, ai toponimi e via dicendo, ricavandone assieme ad una
grande soddisfazione personale (e tra poco vi spiegherò il motivo), anche una "mappa" storica
riguardante varie famiglie locali o di transito nel nostro paese, complete di genealogia, origine geografica,
dimora, eventuale emigrazione ecc.
La pagina di oggi riguarda un po' tutti noi, presi nella generalità di individui a cui è toccato
in sorte, senza che noi potessimo intervenire, un nome e un cognome. Il primo voluto dai nostri genitori, o da
un compare, un parente, un ignoto sollecitatore, addirittura un sogno, il secondo frutto di ataviche incrostazioni
la cui origine può risalire al nome di un antenato, al suo attributo fisico, alla sua provenienza,
o chissà a quale etimologia di cui ignoriamo il significato.
Il titolo di questa pagina è una locuzione latina che significa letteralmente "Un nome un destino",
poiché nell'antica Roma si credeva che il nome contenesse in sé il futuro dell'individuo. A maggior
ragione si vuole che anche il cognome, avendo alle spalle un passato, contenga in sé i segni premonitori
del futuro. Per chi ci crede, ovviamente.
Parto, solo per fare un esempio, da me stesso. Il nome Paolo deriva dal latino con significato di piccolo. Potrei dedurne che
per quanti sforzi io possa fare sono destinato a restare un piccolo uomo, con scarsa notorietà, di scarso
valore. Il cognome Chiaselotti, da alcuni documenti riguardanti processi avvenuti nel XVI secolo, deriva da Chiasiellis
una frazione di Mortegliano, oggi in provincia di Udine. Negli atti processuali i convenuti sono definiti Chiaselotti,
o Chiaselotto in caso di singola comparizione, per indicare persone di Chiasiellis (talvolta scritto Chiasellis). Sarebbe
come dire: il romano, il napoletano, il cosentino ecc. È indubbio che essendo mio nonno di origini friulane, il
cognome rientra tra i cosiddetti etnici, e più propriamente nella sottospecie dei cognomi toponomastici.
Risalendo all'etimologia del toponimo Chiasellis o Chiasiellis il nome deriverebbe dalla presenza di alcune casupole abitate
da persone legate da vincoli familiari. Dai citati atti processuali si ricava che i reati riguardavano liti tra gli
abitanti di Chiasellis e quelli di un altro piccolo consorzio familiare chiamato Ronchiettis. Per cui il giudice,
senza citarequando non citava i cognomi degli uni e degli altri, li definiva i Chiaselotti e i Ronchetti. Questi ultimi
trarrebbero il loro nome di provenienza da un etimo significante luogo disboscato.
Riprendendo il discorso di
cognomen omen, nel mio caso, oltre che aver un destino di "pover'uomo",
sarei portatore di una tradizione familiare che mi vede proveniente da un infimo borgo formato da poche casette,
quindi con poche aspirazioni al possesso di beni di grande valore. A me sta bene, indipendentemente da ciò che
l'
omen mi ha dato o mi riserverà. Anzi dirò di più, e lo dico nel dialetto locale per
non lasciar spazio ad equivoci, essere
vurvicatu sarebbe la mia aspirazione, ma il destino ha voluto che da
casetta provenissi e in casetta, o cappella, io debba finire!
Ma veniamo all'immagine introduttiva di questa pagina. Si tratta del monumento equestre al condottiero Bartolomeo Colleoni.
L'opera in bronzo di Andrea del Verrocchio si erge maestosa nella piazza del Campo dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia
e non lascia alcun dubbio sulla potenza di questo guerriero, un capitano di ventura, vissuto nel XV secolo, con ascendenza
longobarda. Vediamo se nel suo caso il
nomen omen abbia funzionato.
Il nome Bartolomeo, di origine aramaica, per alcuni significherebbe figlio della terra arata, o figlio di uomo con le rughe,
per altri Dio ha dato ! Se dovessimo attenerci alla prima attribuzione dobbiamo dedurre che il destino del condottiero
era già segnato come un solco nel terreno, ma a me piace attardarmi sulla terza attribuzione: Dio ha dato.
Che cosa non si sa, a meno che non prendiamo in esame anche il cognome Colleoni, che alcuni posteri hanno interpretato
alla lettera: colleone, con il leone.
Le cose stanno diversamente e a testimoniarlo c'è lo stemma araldico della famiglia, in cui nella fascia superiore
insistono i gigli di Francia e nelle due sottostanti tre coppie di fichi. Come mai frutti così mediterranei
in uno stemma di famiglia longobarda!?! E perché lí posti ad indicare un'origine araldica di dubbia comprensione?
Il mistero è presto svelato: non si tratta di fichi ma di tre coppie di
colei, termine latino con cui
venivano chiamati i testicoli. Il cognome originario era infatti Colione! e in vari documenti riguardanti gli antenati il
casato era quello dei De Colionibus.
Se mettiamo assieme il nome e cognome del famoso condottiero bergamasco abbiamo un chiaro esempio di
nomen-cognomen
omen. E in verità mai attribuzione fu più azzeccata, visto che
la sua vita fu un susseguirsi di battaglie e di vittorie, di prestazioni militari al servizio di questa o quella Repubblica,
o delle tante signorie che regnavano a quel tempo. Bisogna aggiungere che Bartolomeo andava orgoglioso del suo cognome
nella versione esplicita di Colione o Colioni, un po' meno i suoi estimatori e successori, che preferirono togliersi ... dalle
palle quell'epiteto, a loro giudizio infamante, ricorrendo al più tranquillo Colleoni con cui fu trasmesso ai posteri.
Anzi fecero di più. Alcuni di loro trasformarono quei "fichi" in tre cuori capovolti, senza pensare che
la soluzione rese ancor più palese l'origine dei suoi componenti per l'esplicita raffigurazione degli attributi araldici!
Voglio infine spiegare, come sopra anticipato, perchè lo studio dei cognomi mi appaghi tanto. Ma forse, arrivato
a questo punto, non ce n'è più bisogno, visto che l'esempio appena citato credo che abbia lasciato molti di voi
stupefatti nell'apprendere che Bartolomeo Colleoni volendosi vantare che Dio lo aveva dotato di coglioni, commise un
atto di superbia, ripagato dopo secoli di gloria da un volgare tocca-tocca beneaugurale che i bergamaschi sogliono
fare sullo stemma posto sulla cancellata della sua edicola funeraria.
Paolo Chiaselotti
San Marco Argentano, venerdì 17 giugno 2022