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L'ANTISTORIA

ROBERTO IGNORATO ...


Statua Leone IX, castello Eguisheim, sec. XIX
Statua di Papa Leone IX (sec.XIX), Alsazia, castello di Eguisheim, Cappella di San Leone.
Foto Ralph Hammann - Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0


Il 'solito' Malaterra, (solito nel senso di colui che è stato più volte chiamato in causa in questa rubrica) questa volta mi ha deluso. E alla delusione si associa il timore della soddisfazione di coloro che lo odiano per le testimonianze storiche sul Guiscardo, in particolare quelle sul suo arrivo a San Marco Argentano.
In che cosa consiste questa mia delusione? Nelle sue pluricitate "De Rebus Gestis ..." riguardanti i fratelli Ruggiero e Roberto d'Altavilla ho 'scoperto' che il monaco benedettino (ah, benedetto monaco!) antepone la battaglia di Civitate all'arrivo di Roberto a San Marco. E non solo. Non fa il minimo accenno alla presenza determinante del Guiscardo ai fini della vittoria dei Normanni sugli eserciti che sostenevano l'avversario, Papa Leone IX.
Su qualunque sito che parli di storia troverete che fu proprio grazie all'intervento di Roberto il Guiscardo che le sorti della battaglia, favorevoli alla coalizione che sosteneva il pontefice, si capovolsero a tal punto che Leone IX fu costretto a rifugiarsi entro le mura di Civitate.
L'unico nome degli Altavilla ricordato dallo storico normanno è Umfredo, l'altro protagonista, dopo Leone IX, di questo storico scontro tra Normanni e Pontefice. Nessun altro nome compare nella narrazione di Goffredo Malaterra, che anche nel resoconto della battaglia si limita ad esaltare l'attacco dirompente dei Normanni, il terrore e la rapida sconfitta dei nemici, la fuga del Papa e la sua consegna al nemico da parte dei cittadini di Civitate.
Nella premessa Goffredo Malaterra attribuisce alla perfida natura dei Pugliesi la colpa di aver sollecitato il Pontefice a prendere le armi contro i Normanni, con la rassicurazione che si trattava di pochi, imbelli e vulnerabili individui. Il finale è rappresentato dalla sottomissione dei vincitori al Papa, che li premia assegnando loro le terre occupate e quelle che avrebbero conquistato in Calabria e Sicilia. Malaterra sbaglia di un anno gli avvenimenti riconducendo il tutto al 1052.
Come il lettore può ben capire la storia della contesa del Papato con i Normanni, come viene narrata da Malaterra, oltre alla sconcertante riduzione ad un qualunque fatto d'armi, in cui non sono evidenziati i rapporti di forza e le tattiche messe in campo dai vari eserciti impegnati nella battaglia, nulla dice sulla prigionia di Leone IX da parte dei Normanni e sulle pressioni esercitate su di lui nel corso di vari mesi per ottenere la concessione di quei privilegi esclusivi presentati nella succinta narrazione come atto di gratitudine.
L'anticipazione di un anno dell'evento e la collocazione in un capitolo che precede quello riguardante l'abbandono di Scribla e l'arrivo a San Marco destano qualche perplessità che potrebbe spiegarsi nel modo seguente. Considerata la 'committenza' dell'opera di Goffredo Malaterra da parte di Ruggiero, la prigionia di Papa Leone IX sarebbe stata una macchia gravissima su Roberto il Guiscardo, l'altro protagonista delle Gesta, soprattutto per il riconoscimento immediato di conte di Puglia. Non aver fatto il nome del Guiscardo e aver posto il tutto come fatto estraneo alla sua vita inficia il percorso narrativo, a maggior ragione per il fatto che la 'carriera' del Guiscardo, descritta fin nei minimi particolari nei capitoli successivi, inizia da quegli esordi che lo videro, assieme ai suoi e ad un altro protagonista della battaglia di Civitate, Gerardo di Buonalbergo, dedito a furti, rapine, ricatti ed estorsioni, che un conte di Puglia, fiduciario di un Papa, non avrebbe mai messo in conto!!
Ritornando alle mie preoccupazioni sulla credibilità del Malaterra, che i più accaniti sostenitori di una storia locale casareccia ritengono inattendibile, la constatazione che egli abbia 'corretto' per fini di parte la storia del Guiscardo, occultando la sua partecipazione alle vicende legate alla cattura di un Papa, di fatto sminuisce la sua imparzialità di storico. C'è un aspetto, però, che proprio i detrattori, quelli per intenderci che fanno la storia a tavola, non possono trascurare: nessuno più di Goffredo Malaterra si è soffermato sulle vicende legate alla nostra città e in una maniera talmente particolareggiata da indurci a pensare che egli, più degli altri, vide nella nostra città il primo presidio militare della rapida espansione di Roberto. Malaterra, infatti, parla, con riferimento ai nostri luoghi, di un 'dapifer', della mancanza di vettovaglie, dell'impossibilità di procurarsi cibo, della presenza di singoli contadini che fuggono al suo arrivo, di un villaggio protetto da monti e dirupi, di un'incursione notturna, di sessanta fedelissimi 'sclavi' al suo servizio, specificando finanche che genere di calzature indossassero, parla ancora dello stratagemma di incontrarsi con un signore di Bisignano, per rapirlo e chiederne un riscatto, specificando nel racconto i particolari del rapimento e del rientro a San Marco con l'ostaggio.
Due interi capitoli hanno come riferimento abitativo proprio San Marco, che proprio per i fatti narrati appare come la base di continue partenze, incursioni, rappresaglie, sottomissioni di importanti centri come Bisignano, Martirano e Cosenza, mai come luogo fortificato dove rifugiarsi per difendersi da nemici.
Ecco, allora, che l'anticipazione della battaglia di Civitate, pone un problema non di opportunità narrativa, ma di carattere cronologico: nel 1053, anno in cui si svolse lo scontro tra le truppe pontificie e quelle normanne, Roberto era già a San Marco o era ancora a Scribla? Sappiamo dallo stesso Malaterra (cap. XVIII) che quando Umfredo morì (agosto 1057) Roberto dimorava a San Marco. È presumibile, proprio dal prosieguo della narrazione, che da quell'anno egli si trasferì altrove. In un lasso di tempo, quindi, che va dall'arrivo a San Marco al 1057, Roberto avrebbe sposato Alberada e sarebbe nato Boemondo. Il ripudio di Alberada, conseguente alle norme emanate da Niccolò II sui matrimoni tra consanguinei, dovrebbe essere avvenuto quando il Guiscardo aveva ormai lasciato San Marco.
Ritengo, tenendo anche conto della proposta del matrimonio con la propria zia Alberada, fatta da Gerardo di Buonalbergo a Roberto, con la prospettiva di mettere a sua disposizione duecento cavalieri, che il Guiscardo abbia partecipato proprio con questo apporto di cavalieri alla battaglia di Civitate, quindi in un momento successivo alle sue imprese 'banditesche' che avevano così favorevolmente colpito Gerardo. Se tale ragionamento è esatto Roberto giunse a San Marco prima della battaglia di Civitate, quindi intorno al 1051-1052 e se ne allontanò nel 1057, alla morte del fratello Umfredo, sostituendosi a lui, con il pretesto di tutelare i diritti dei figli.
San Marco Argentano, 16 marzo 2025

Paolo Chiaselotti


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