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L'ANTISTORIA
LE BUFALE SULLA STORIA DI SAN MARCO
Costantino dona tiara a papa Silvestro

Costantino offre a papa Silvestro la tiara imperiale - Oratorio di San Silvestro - Roma

Nelle mie scorribande antistoriche alla ricerca di curiosità e di fatti scarsamente noti mi capita di imbattermi in pubblicazioni di autorevoli studiosi che traggono conclusioni altrettanto autorevoli dalla lettura di fonti storiche, che per la loro succinta esposizione sfuggono al lettore occasionale e inesperto.
Capita a volte che da queste 'briciole' gli studiosi siano in grado di ricavare una storia inedita e assolutamente originale che finisce per diventare verità assoluta. Grazie ad alcuni di loro oggi ci troviamo a fare i conti con storie prive di fondamento che finiscono per entrare nel novero delle tradizioni, ovvero in quel calderone in cui si mescolano falsità e leggende impunemente diffuse e commentate.
San Marco può essere un esempio di 'invenzioni' spacciate per avvenimenti storici. L'aspetto maggiormente negativo è dato dal fatto che tali invenzioni hanno finito per diventare patrimonio culturale della città, tanto da essere strenuamente difese ad ogni livello, sia ufficiale che popolare.
Ad esempio il nome San Marco deriverebbe dal passaggio dell'Evangelista che convertì al cristianesimo i cosiddetti Martiri Argentanesi. Nessuno metterà in dubbio la loro esistenza anche se pochi vi diranno dove si trovano le loro reliquie. Chi costruì la torre? Tutti risponderanno: Roberto il Guiscardo.
Un esempio di come una realtà storica unanimemente condivisa fino a qualche decennio fa dall'intera comunità possa essere falsata è la fontana di Santomarco, sempre e da tutti chiamata con questo nome, che di punto in bianco assunse il nome di fontana di Sichelgaita, diventando una fontana normanna!
Mentre in altre città si ricorre al termine leggenda per indicare origini storiche dubbie, a San Marco tutto è assolutamente vero sotto il profilo storico, anche se la storia dice assolutamente il contrario.
Poiché io stesso sono stato tra coloro che hanno ritenuto assolutamente veritiere le informazioni storiche contenute nella Cronistoria di Salvatore Cristofaro, un testo ritenuto fondamentale per la conoscenza della storia della città, so bene quale e quanta 'fatica' costi rivedere le proprie convinzioni, e come sia naturale rifiutare ogni diversa lettura e interpretazione, considerandole addirittura blasfeme e lesive della nostra identità.
Perché poco alla volta mi sono convinto che la nostra storia era infarcita di fantasie disinvoltamente trasmesse da generazione in generazione? Perché dal dubbio, da un piccolo dubbio, instillatomi da una lettura di un testo critico del prof. Onorato Tocci, ho iniziato a leggere le fonti da cui la nostra storia aveva preso avvio. Oltre a quelle, sono andato alla ricerca dei testi originali degli storici che si erano occupati delle nostre origini, confrontandone fatti e conclusioni. Nella mia assoluta inesperienza, diciamo chiaramente, nella mia completa ignoranza in materia, ho scoperto che nella maggior parte dei casi le falsità storiche erano 'spudoratamente' ammesse dagli stessi autori. Lo stesso Salvatore Cristofaro, o per essere precisi il nipote che curò la pubblicazione della Cronistoria, dichiarò l'inattendibilità di molte fonti! Giovanni Giovine, che per primo parlò di una venuta dell'Evangelista in una città, la nostra, chiamata la Sibari montana (!), ammette di aver appreso la notizia da Fabrizio Gonzaga (e chi era?!) al quale l'aveva riferita il cardinale Sirleto !!!
Non credo che bisogna essere esperti in storia per capire che uno storico, Giovanni Giovine, fonda uno dei pilastri della nostra storia su un passaparola!!!
Il guaio è che altri storici come il Barrio, rivelatosi una fonte inesauribile di errori, furono diffusori di notizie prive di un minimo fondamento documentale. Altri, come il De Meo, furono chiamati in causa senza che avessero mai scritto quanto veniva loro attribuito. E purtroppo anche in tempi recenti qualche storico di fama si è lasciato andare ad interpretazioni personali di documenti storici d'epoca. Ad esempio, Amato da Montecassino è stato la fonte involontaria di una torre di San Marco originariamente costruita in legno, mentre il testo fa riferimento alla realizzazione di palizzate di difesa in una zona molto elevata (mont mult fort). La prova di quanto dico risiede in una semplice osservazione: il luogo su cui sarebbe stata elevata la torre era del tutto occultato dall'enorme massiccio che dalla Motta arrivava fino a valle! Ovvero non si poteva affatto vedere!
Anche la costruzione della torre, che ad ogni costo e fuori da ogni logica e prova documentale si vuole costruita da Roberto il Guiscardo, è frutto di un grosso abbaglio sintattico, ovvero quello di considerare il castrum impiantato dal Guiscardo al suo arrivo da Scribla un 'castello'. Alcuni sono convinti che esso esistesse già e che Roberto il Guiscardo lo abbia consolidato. Nell'uno e nell'altro caso il più meticoloso descrittore delle azioni compiute dal Guiscardo, il monaco Goffredo Malaterra, afferma che in occasione di una spedizione in un vicino villaggio per procurarsi del cibo, alla quale il Guiscardo aveva partecipato all'insaputa di tutti, i suoi uomini che erano rimasti a San Marco, vedendo in lontananza i protagonisti della spedizione rientrare e non riconoscendoli, cercarono per tutto l'accampamento il loro capo, chiamandolo a gran voce. Perché non lo cercarono nel luogo più ovvio e più protetto, ovvero la torre? Perché non esisteva alcuna torre!
E ancora. Quando Roberto rapì il signore di Bisignano per chiederne il riscatto, perché non lo portò nel luogo più sicuro da cui difficilmente poteva fuggire, ovvero la torre, che non viene mai citata? Perché? Perché anche in questa occasione non esisteva alcuna torre.
Come si può chiaramente vedere non porto mie considerazioni personali, ma fatti narrati da storici dell'epoca, che avevano tutto l'interesse a dimostrare che il Guiscardo non era solo e soltanto un disperato alla ricerca di cibo e denaro, ma che aveva pensato anche ad erigere una torre da far invidia ai più potenti signori di quel periodo, una torre con granaio, sala d'armi, sala di rappresentanza, finanche una prigione, con tutte le stanze dotate di latrine!
Ognuno di noi è libero di avere una propria idea in merito, ma consentitemi di dire in perfetta buona fede che il mio maggior cruccio non è tanto quello di aver creduto anch'io che il Guiscardo abbia abitato e usato la torre come base per le sue azioni, ma di essere stato preso per il culo da coloro che avevano trasformato la storia in una serie di mirabolanti avventure. Ancora oggi, purtroppo molti sono convinti che esista un camminamento sotterraneo che conduce dalla torre all'abbazia della Matina, senza tener conto di un fatto: il Guiscardo, come è noto a tutti, era temuto e rispettato e non aveva certo messo in conto nella sua protervia di conquistatore e padrone assoluto di un territorio abitato da "pavidi e imbelli calabri" la necessità di infilarsi in un cunicolo assieme ai suoi cavalieri strisciando carponi sottoterra!
Vorrei ricordare, infine, a tutti coloro che nel ritenersi difensori di tradizioni, tra le quali le origini sibarite di San Marco, che tra i tanti convegni organizzati per conoscere meglio e di più la nostra storia non se ne è tenuto nessuno riguardante gli argomenti sopraddetti. Eppure, le occasioni non sono mancate, come nel caso dei lavori di restauro della torre, lavori imponenti, sia all'interno che all'esterno del complesso monumentale. Non c'è uno straccio di relazione riguardante l'epoca della sua costruzione con attribuzione di una data alle varie e complesse soluzioni tecniche adottate al suo interno. Per non dire che di nessuno dei convegni, organizzati con cura e con grande partecipazione di persone, abbiamo gli atti con le relazioni degli intervenuti. Solo parole al vento. Pagate e sprecate. Tutto perché continuassero a prevalere quelle insulse e contradditorie informazioni di cui ci siamo ignorantemente nutriti, come la torretta di origine romana, il Casalicchio abitato dal console Licio! i cosiddetti martiri battezzati da San Marco, la corrispondenza della città con una serie di città i cui nomi cambiavano con il sorgere del sole. Siamo passati da un'Argiro greca ad una Argentano brettia e poi romana, i cui abitanti organizzati in un "ordo populusque argentanus", furono costretti inspiegabilmente a rifugiarsi in una Sibari Montana, che poi chiamarono Mandonica e, ritornati tutti improvvisamente a valle e indietro nel tempo per esigenze di copione, dovettero spiegare il motivo dell'ennesimo cambiamento di nome in Marcopoli, sacrificando quattro cittadini romani che si erano convertiti al cristianesimo dopo aver ricevuto il battesimo da Marco Evangelista, che era all'oscuro di tutta questa messa in scena!
Perdonatemi, ma siamo alle comiche!!!! Il guaio peggiore è che finanche il catalogo dei beni culturali riporta tra le notizie critiche sulle origini di San Marco Argentano molte di queste fantasiose informazioni, compreso un saluto che doverosamente il visitatore sarebbe tenuto a rivolgere al Guiscardo entrando nella 'sua' torre, a scanso di guai!


San Marco Argentano, 20 febbraio 2025

Paolo Chiaselotti
Nell'immagine di apertura la raffigurazione di una della bufale più note nella storia, una simbolica donazione di Costantino al papa Silvestro I. Lo storico umanista Lorenzo Valla nel 1517 smontò la falsa storia di una donazione al papa della giurisdizione sui territori dell'impero romano d'occidente da parte dell'imperatore Costantino.
Qui sotto un estratto della pagina sulla torre 'normanna' tratto dal catalogo dei beni culturali
Estratto pagina Beni Culturali Torre


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