Era il 17 luglio 1818, un venerdì ...
Oggi diciassette luglio 2020, venerdì, sono andato a cercare chi fosse nato a San Marco nell'Ottocento
lo stesso giorno dello stesso mese della stessa settimana, per verificare se la data, da molti considerata infausta,
avesse influito in qualche modo sul futuro del nato.
Iniziamo intanto col dire che per un ... pelo il presunto sventurato non nacque non solo di venerdì
diciassette, ma anche nell'anno milleottocentodiciassette: un pelo di appena cinque mesi. Ma sia chiaro che
se si fosse soddisfatto anche questo nostro
chiurito di culo, il venerdì diciassette sarebbe
caduto a ottobre!
Non possiamo pretendere di soddisfare ogni nostro
chiurito, e mio in particolare che vado a frugare
nei diverticoli della storia, nè posso pretendere dal padre del nato azioni che soddisfino le mie
perverse voglie, anche se devo riconoscere che l'uomo ce la mise tutta per saggiare la veridicità
della cabala, o per meglio dire della smorfia, che nel Regno di Napoli era legge naturale!
Immaginate, o per meglio dire prendetemi in parola, che il babbo si sposò il sedici gennaio 1817!
era un giovedì. Qui siamo davvero sul filo di lana, inteso come traguardo finale per verificare
il rapporto esistente tra "
o culo", il sedici; e ">a disgrazia", il diciassette.
No saprei dirvi se il suo fosse stato un calcolo matematico, ma a conti fatti il frutto dell'amore, sarebbe
potuto nascere proprio ad ottobre, un venerdì diciassette dell'anno 1817!
Chapeau, signor papà! Sento di doverti omaggiare a posteriori di un coraggio che pochi avrebbero avuto
a quei tempi, e forse pure oggi. Ce l'hai messa tutta per riuscire nel gran colpo e anche l'alea ha fatto la
sua buona parte, sottraendo al nostro volere quel tanto che basta a continuare storia ed esistenza.
Potrei chiudere qui la storia della ricorrenza, ma sono sicuro che la curiosità pruriginosa,
il chiurito,
vi porterebbe a chiedervi di chi io stia parlando, e soprattutto a cercare in mille modi di sapere come si svolse la
vita di questo individuo, se fu perseguitato dalla sventura, se morì giovane e come: di peste, sotto gli
zoccoli di un cavallo imbizzarrito? oppure se la cavò alla grande?
Potrei raccontarvi di lui, e del padre, vita, morte e miracoli, ma non chiedetemi come si chiamasse e a chi
appartenesse, perchè non vorrei che chi porta il suo nome o il suo cognome, o entrambi, si lanci in
una sfrenata sfida alla sorte!
Dunque, mi limiterò a dirvi che il padre del nato di ... oggi, sfruttò per un buon periodo di anni la sua
naturale vocazione di maschio calabrese, generando un discreto numero di figli. Che portasse un po' di sfiga
se ne accorse più d'una, a proprie spese, forse non tenendo in debito conto quella scelta di avviare il suo primo e
decisivo rapporto con l'altro sesso proprio in un fatidico 1817. Che fosse il sedici e non il diciassette, giovedì
e non venerdì, poco conta, sta di fatto che il primo frutto fece capolino, come ho detto, proprio un venerdì
diciassette. Andò bene. A tutti, madre, padre e figlio. Se per caso, o per calcolo, il nostro presunto
cabalista non osò più sfidare la sorte, continuò però a ingravidare (sarà brutto
e obsoleto, ma era il termine usato a quei tempi) la moglie per molti anni ancora. Senza che succedesse nulla.
L'ultima volta che lo fece, non so dirvi se fu un caso o è solo frutto della mia paranoia della ricerca,
fu esattamente diciassette anni dopo la prima gravidanza, nel 1835. Il numero degli anni sarebbe passato inosservato,
se non li avessi contati per semplice
chiurito mentre scrivevo questa pagina, forse sollecitato dal fatto che
fu l'ultimo parto che la moglie ebbe: era un venerdì e lei morì il giorno successivo.
Sempre per restare tra le probabilità che la vita ci presenta, posso aggiungere che i venerdì non furono
affatto neri per i nati, la maggioranza, in questo fatidico giorno, tranne una che non sopravvisse. Poca roba,
rispetto alla mortalità infantile del tempo.
Ma il nato, quello del venerdì diciassette, che fine fece? mi chiederete. Intanto non continuò le orme
del padre, nel senso che o lui non si occupò dei misteri o che questi non si occuparono di lui. Non si sposò
di venerdì, ma di domenica, per pareggiare i conti con il padre mise al mondo altrettanti figli, sette, nessuno
dei quali nacque di venerdì, nè il diciassette del mese. E così avvenne negli anni a venire e nei
figli dei figli, tutti cresciuti in un certo benessere, per quanto i tempi lo consentivano, tra lavoro e famiglia:
insomma, quel giorno infausto, in cui nacque l'unico rappresentante di un cospicuo ceppo familiare, non influì
affatto sulle future generazioni.
Tutto è bene quel che finisce bene, vien voglia di dire a conclusione di questa pagina sulla iella, o sfortuna,
o iettatura, o scalogna, o sventura, che il diciassette e il venerdì porterebbero con sè. Così
non fu per nessuno dei protagonisti, nè per i loro discendenti. Credo di non aver dimenticato nessuno. Vado a riguardare
la storia dei congiunti, o meglio delle consorti, come sono chiamate impropriamente coloro che hanno dovuto o voluto
condividere la sorte dei loro mariti e ... padre, figlio e nipote avevano scaricato la loro parte di jella su
un totale di sette mogli, nessuna delle quali aveva mai avuto a che fare con venerdì, diciassette o cose del genere.
San Marco Argentano, 17 luglio 2020
Paolo Chiaselotti